NETTUNO IN ARIETE PER IL CAPRICORNO
Dove voglio andare davvero?
Per il Capricorno, l’ingresso di Nettuno in Ariete apre una fase di domande profonde, che scavano sotto la superficie dei progetti e delle ambizioni per andare a cercare il senso vero del percorso. Nettuno entra nella Quarta Casa, il settore astrologico legato alle radici, alla casa, alla famiglia, al passato, e lo fa dopo un lungo periodo (quasi quindici anni) in cui il Capricorno ha avuto Plutone nel segno. Un transito assoluto, radicale, che ha amplificato a dismisura il senso del rigore, della disciplina e della dedizione già insito nel segno.
E così, molte ambizioni sono diventate vere e proprie missioni di vita, da inseguire senza metterne mai in discussione le fondamenta. Un Capricorno che ha “tenuto” la presa alla parete rocciosa che stava faticosamente scalando, senza chiedersi più se quella fosse (ancora) la sua vetta. Del resto, c’erano troppe responsabilità gestire, troppe esigenze su tanti fronti (familiare, economico) a cui dare i resti, e l’unica possibilità era andare avanti, picchetto dopo picchetto, tentando di non scivolare a valle.
Ora che Plutone è uscito, però, e che il Capricorno può forse rallentare il passo di una lunghissima scalata, Nettuno lo invita a fermarsi e a chiedersi: ma io, davvero, dove voglio andare? Non dove “devo” andare, non dove mi ero promesso di arrivare, ma dove desidero indirizzare la mia vita. Un transito che apre una crepa, dolce ma inesorabile, nella struttura che il Capricorno ha costruito con tanta fatica. Lo costringe a guardare sotto, a sentire se le fondamenta sono ancora solide, se corrispondono ancora a ciò che è diventato.
Spesso, durante i transiti di Nettuno in Quarta Casa, ci si accorge che qualcosa, sotto la superficie, non risuona più. Che le vecchie motivazioni non bastano. Che certi legami familiari o contesti abitativi stanno stretti. Che non ci si riconosce più nei luoghi, nei ruoli, nelle dinamiche che prima sembravano inamovibili. E così il Capricorno comincia a interrogarsi non solo su cosa vuole fare, ma su dove vuole stare, su chi vuole essere quando non è “in funzione”. Si accorge che l’efficienza, il dovere, il rigore non sono tutto, e che forse è venuto il momento di rallentare, di rientrare “a casa” nel senso più profondo del termine. Di capire cosa significa, per lui, sentirsi al proprio posto. (continua)